Inventarsi un campo da gioco e tirare il pallone

Baricco: Alla fine la risposta che Holden Caulfield dà alla domanda è una risposta collocata in un luogo che non esiste. La risposta è in un posto che il mondo non ti dà, la risposta è in un posto che tu inventi. Scientificamente una risposta non c’è. Stai attento. Effettivamente se tu ti attieni al campo da gioco che gli altri hanno definito, non c’è spazio. La risposta c’è, è presente, per chi è capace e ha voglia di superare le regole della verosimiglianza. Se cambi campo da gioco puoi giocare.
Inventarsi un campo da gioco, è questo che Salinger esemplifica nella risposta che Holden dà alla sorella.
Intanto la risposta di Holden parte da una citazione sbagliata. Partenza figlia di un errore. Il piccolo segmento di realtà su cui poggia è già falsato. Lo sguardo di Holden va al di là dei buoni e cattivi, l’obiezione che Holden fa nei confronti del mondo non è che la gente è cattiva, non è un’osservazione moralistica, ma una di gusto.
Non appena tu scegli un campo da gioco, lo spalanchi secondo le tue regole. Quando hai immaginato un campo pieno di ragazzini che giocano, nessun adulto e un dirupo, su questi elementi prendi il pallone e fai quello che fanno tutti: giochi a pallone. Lui riporta la situazione a una cosa molto realistica, salvare i bambini che, per disattenzione, presi dal gioco, stanno per cadere nel dirupo: spunta dal niente e li acchiappa. Questa non è immaginazione, questo è, in un campo surreale, giocare a pallone in maniera molto reale: apre con l’immaginazione e chiude con qualcosa di vero. Infatti, lui dice di se stesso una cosa molto vicina al ragazzino che è cascato, per il solo fatto di avere una dignità da difendere. Alla fine l’immagine è molto verosimile, lui vuole stare dalla parte di quelli che salvano, e noi, dopo 180 pagine, ormai abbiamo accettato che è un megalomane, che questo è il suo ruolo. Come figura professionale è molto coerente con il personaggio Holden: fa quello che gli è possibile perché la gente sia felice senza pagare il biglietto. E tutto questo che avviene in modo leggero, giocoso. E’ una scelta di campo molto precisa, si schiera dalla parte di chi ha diritto di essere bambino e di giocare in un campo di segale.
Immaginate per un momento di essere Salinger, di aver scritto un passaggio di questa complessità: dal verso di Robert Burns alla storpiatura, all’immaginazione, al mestiere, all’espressione inglese “the Catcher in the Rye”: chissà come gli è venuto in mente, c’è da domandarsi se abbia impiegato vent’anni.
“[…]Sai cosa mi piacerebbe fare? – dissi. – Sai cosa mi piacerebbe fare? Se potessi fare quell’accidente che mi gira, voglio dire.
– Cosa? Smettila di bestemmiare.
– Sai quella canzone che fa “Se scendi tra i campi di segale, e ti prende al volo qualcuno”? Io vorrei…
– Dice “Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno”, – disse la vecchia Phoebe. – È una poesia. Di Robert Burns.
– Lo so che è una poesia di Robert Burns.
Però aveva ragione lei. Dice proprio “Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno”. Ma allora non lo sapevo.
– Credevo che dicesse “E ti prende al volo qualcuno”, – dissi. – Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia.

J.D.Salinger, Il giovane Holden, Einaudi 1961, pp. 201-202

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *